Anche il verdicchio di Jesi e di Matelica hanno la "fascetta"
Una tutela per la doc marchigiana più conosciuta nel mondo

Enogastronomia 03 ott 2020

Da 1 settembre, hanno il contrassegno di stato anche le Doc marchigiane Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica, 2 denominazioni che complessivamente contano su una produzione media di circa 20 milioni di bottiglie l’anno.

Il conseguimento delle fascette di Stato, gestito dall’ente terzo di certificazione Valoritalia, giunge quindi al traguardo dopo un iter avviato lo scorso anno.

Alberto Mazzoni IMt
Una “fase 2” per il principale vitigno della regione che per il direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), Alberto Mazzoni, rappresenta <

Trasparenza, controllo e gestione della produzione e della qualità del Verdicchio sono le ragioni che ci hanno spinto ad aderire a questa nuova fase. Un salto di qualità necessario per assecondare il crescente sviluppo della denominazione e dei suoi produttori >>, ha concluso il direttore del maxi consorzio marchigiano, che conta 472 soci e 16 denominazioni tutelate.

L’iter è anche il risultato del nuovo decreto attuativo dell’art.48, comma 9, del Testo Unico del Vino, firmato a febbraio 2020 dalla ministra Teresa Bellanova. Un decreto che rafforza la tutela delle produzioni di eccellenza nazionale, semplificare il processo di acquisizione delle ‘fascette’, riducendo costi e tempistica, alcuni degli obiettivi prioritari ribaditi dal Ministero e che vanno in accordo con l’intero settore che mira all’insediamento della Cabina di Regia del Vino.

Cabina volluta dai membri della filiera del Vino, dall’Alleanza delle Cooperative agroalimentari ad Assoenologi passando per CIA Agricoltori, Confagricoltura, Copagri, Federdoc, Federvini e Unione Italiana Vini. Un gioco di squadra in grado di individuare opportune strategie come risposta alle instabilità geopolitiche, guerre commerciali, dazi e Brexit che hanno forti ripercussioni sulle esportazioni vinicole.

Fonti: Ministero, Cia, Imt